Stadio: Sala, ”L’indagine della procura è un atto dovuto, a Milano un partito di signori del no”

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L’apertura di un’indagine esplorativa da parte della procura sulla vendita dello stadio Meazza e delle aree circostanti è l’ultima mazzata piovuta in casa del Comune di Milano. Il fascicolo su San Siro, che – è bene ricordarlo – non presenta alcuna ipotesi di reato e nessun indagato, è stato aperto per verificare se possano esserci danni per le casse pubbliche nella procedura di vendita dell’impianto.

Tesi che il sindaco rigetta completamente, parlando di un atto dovuto.

Al centro delle indagini la valutazione delle aree, fissata a 197 milioni di euro dall’Agenzia delle Entrate: 73 per lo stadio, 124 per le aree circostanti. Ma c’è chi ritiene la cifra decisamente troppo bassa.

Al centro delle proteste, c’è anche la probabile richiesta dei club – legittimata dalla legge sugli stadi – di avere un sostanziale sconto – tra i 50 e gli 80 milioni di euro – per le bonifiche e le demolizioni. Motivo che ha fatto gridare molti al danno erariale. Anche qui, Sala dissente con decisione.

E a chi gli chiede se si senta sotto attacco, il sindaco replica così.

Inevitabile che nelle scorse ore i commenti incendiari si siano moltiplicati, innanzitutto in casa del Centrodestra. “L’ennesima conferma della gestione opaca e fallimentare del Comune” attacca la Lega, mentre Fratelli d’Italia insiste a chiedere le dimissioni di Sala.

Il fronte interno alla maggioranza vede sempre i verdi sulle barricate: “La giunta ora si fermi” chiede Carlo Monguzzi, mentre Enrico Fedrighini del gruppo misto, dice che si è “ancora in tempo per imboccare la strada della trasparenza con un bando pubblico.