guerra dell’acqua

Bassa Pavese, agricoltura in ginocchio tra sprechi e siccità: ‘Qui la guerra dell’acqua non è mai finita’

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Quella del 2022, anno della grande siccità, qualcuno l’ha chiamata la “guerra dell’acqua”. Ma mentre inizia un’altra estate che, quanto a siccità, non promette nulla di buono, per il comitato di agricoltori Bassa Pavese la guerra continua. Pieve Porto Morone, Zerbo, Costa de’ Nobili, San Zenone. Qui un tempo c’era il problema opposto.

L’acqua era troppa, inzuppava i campi e bisognava farla defluire per avere i raccolti. Per questo erano nati i consorzi di bonifica. Oggi invece l’acqua non basta – spiega il presidente del Comitato Claudio Massari – e, oltre a continuare a pagare i costi della bonifica al Consorzio Est Ticino Villoresi, si rischia ancora di bruciare i raccolti. Perché tra prelievi illegali e siccità, dell’acqua a cui hanno diritto ne arriva si e no un terzo. E le opere realizzate con fondi pubblici per tamponare il problema negli anni difficili sono li abbandonate da più di dieci anni.

La stazione di pompaggio, che sarebbe dovuta servire per prelevare altra acqua dalla falda del fiume Olona nei periodi di crisi, è stata realizzata nel 2013 dal Villoresi grazie a un finanziamento regionale di 750mila euro, ma non è mai entrata in funzione. Calcoli sbagliati, deflusso minimo vitale del fiume, non è chiaro. Fatto sta che giace lì inutilizzata da 13 anni. Della vicenda si era interessato anche il vicepresidente del Senato Gianmarco Centinaio.

Per ovviare al problema, proprio nella terribile estate 2022 il Consorzio aveva messo a disposizione un trattore con un’idrovora, per pescare acqua in un altro punto del fiume più a valle. Ciò ha permesso di salvare almeno la metà dei raccolti, ma il conto presentato dal Consorzio per l’energia è stato salatissimo, molto più alto – spiega Massari – rispetto a quanto si sarebbe pagato se la stazione di pompaggio avesse funzionato. Insomma, oltre al danno per i soldi pubblici buttati, la beffa. 

Gli agricoltori hanno deciso di opporsi, ma il ricorso è stato bocciato dal Tribunale regionale delle acque. Ora si preparano a un nuovo incontro in Regione Lombardia, perché “avanti così non si può andare”.