Due disegni in bianco e nero che affrontano il tema dell’identità aborigena all’interno di una cultura dal brutale passato coloniale…
Una scritta a caratteri cubitali THIS IS NOT MY WORLD…
Una massa di bottiglie di vetro rotte su cui sono dipinti degli scheletri che ricordano un luogo di massacro e una scultura dal virtuosismo iperrealista che traccia parallelismi tra le tendenze materne della razza umana e quelle dell’orango tango.
Il filo conduttore della mostra è con 32 artisti australiani, sia emergenti che affermati, appartenenti a diverse generazioni e background culturali storie degli antipodi è la più grande ricognizione sull’arte australiana contemporanea mai realizzata al di fuori del continente.
Nata da un’esperienza di due anni di Eugenio Viola, come senior curator del Perth Institute of Contemporary Art. La mostra è un viaggio metaforico all’interno del panorama multiculturale dell’arte contemporanea australiana, influenzato da store personali, lingue, culture, e tradizioni.
Un autentico viaggio dagli antipodi, che trova ispirazioni in molti riferimenti culturali, come il libro di David Malouf “Antipodes”, una straordinaria collezione di racconti brevi legati all’Australia, che tracciano una metafora della condizione umana.
Dalla pittura alla performance, dalla scultura al video, le opere in mostra trattano svariati temi sociali: politica, questioni di razza, genere e classe e analizzano ansie identitarie individuali e collettive inserendosi tutte armonicamente nello stesso ma molto variegato contesto, quello di un grande continente quale è quello australiano
I Pac torna a esplorare le culture internazionali con la più grande ricognizione sull’arte australiana contemporanea mai realizzata al di fuori del continente, una selezione di 32 artisti, sia emergenti che affermati, appartenenti a diverse generazioni e background culturali.
Dipinti, performance, sculture, video, disegni, fotografie e installazioni – alcune site specific – tracciano un viaggio metaforico all’interno del panorama multiculturale dell’arte contemporanea australiana, influenzato da storie personali, lingue, origini etniche, religioni e tradizioni eterogenee: dagli artisti afferenti alle molte culture aborigene e ‘First Nations’ a quelli che sono arrivati dal Pacifico, dall’Europa, dai paesi asiatici e dalle Americhe.
Indagando un’ampia costellazione di pratiche e prospettive culturali, storiche, politiche e sociali legate al contesto australiano, geograficamente “agli antipodi” rispetto a chi vive nell’emisfero settentrionale, la mostra restituisce, per induzione, un panorama del nostro presente ibrido, plurale e complesso.
Artisti:
Vernon Ah Kee, Tony Albert, Khadim Ali, Brook Andrew, Richard Bell, Daniel Boyd, Maria Fernanda Cardoso, Barbara Cleveland, Destiny Deacon, Hayden Fowler, Marco Fusinato, Agatha Gothe-Snape, Julie Gough, Fiona Hall, Dale Harding, Nicholas Mangan, Angelica Mesiti, Archie Moore, Callum Morton, Tom Nicholson (with Greg Lehman), Jill Orr, Mike Parr, Patricia Piccinini, Stuart Ringholt, Khaled Sabsabi, Yhonnie Scarce, Soda Jerk, Dr Christian Thompson AO, James Tylor, Judy Watson, Jason Wing and Nyapanyapa Yunupingu.







