Occasione per lo sviluppo economico del territorio o pericolo per l’ambiente? Il 2020 sarà l’anno della Sei Giorni di enduro (ISDE 2020), olimpiade di questa disciplina motoristica che, dopo il Portogallo, la prossima estate sbarcherà in Italia e, più precisamente, in Oltrepò, con campo base a Rivanazzano Terme.
Fino ad oggi però, ad eccezione di qualche sortita da parte di alcuni sindaci e consiglieri regionali che hanno benedetto l’iniziativa, a tenere banco sulle cronache locali e sui social network, sono state le critiche mosse dalle associazioni ambientaliste che hanno lanciato l’allarme sui rischi che un evento simile potrebbe creare a livello ambientale. I numeri attesi, in effetti, soni importanti, con 40 nazioni attese e ben 800 piloti.
Legambiente, sottolineando la situazione di caos che riguarda oggi l’utilizzo delle strade agro-silvo-pastorali , cioè dei sentieri dell’Oltrepò dove moto e fuoristrada scorrazzerebbero senza autorizzazioni in assenza di un regolamento preciso. Oggi la proposta di sedersi al tavolo per discutere del problema e trovare una soluzione condivisa sembra essere stata in qualche modo avallata anche dalla Comunità Montana che, per bocca del suo presidente Giovanni Palli, ha dichiarato che la Sei Giorni potrebbe essere l’occasione per decidere finalmente un regolamento e le modalità per farlo rispettare.
L’ipotesi che si fa strada è quella di individuare percorsi per le moto nelle zone non pregiate e vietare loro l’accesso, con controlli serrati, nelle aree protette. Un passo avanti significativo, ma nonostante ciò l’appuntamento atteso con trepidazione dai motociclisti continua a dividere. Eppure, secondo Antonio Morra, giornalista del blog Heavy Rider del Corriere della sera e motociclista innamorato dell’Oltrepò, sarebbe un peccato non sfruttare questa ennesima occasione di crescita per il territorio.







