Motta Visconti, come i partigiani aiutarono un militare inglese a fuggire in Svizzera

Featured Video Play Icon
Una bella storia dei tempi della seconda guerra mondiale, quella che in Italia da militare dopo l’armistizio divenne purtroppo guerra civile, e che ha la sua genesi nella solidarietà umana. Quella che nel 1943 ha portato la famiglia di Agostina De Giovanni di Motta Visconti a salvare la vita a due soldati inglesi fuggiti dal campo di prigionia di Garlasco, sulla sponda pavese del fiume Tici-no, nascondendoli per due mesi nella soffitta della propria abitazione, in una vecchia corte oggi in via Don Minzoni. Ed è proprio per manifestare la propria gratitudine ai salvatori di suo nonno e a tutta la comunità di Motta che il 50enne inglese Paul Neald, a distanza di quasi 80 anni, ha reso pubblico il “periodo mottese” della fuga verso la salvezza di suo nonno Charles Browne.

Ed è qui, nella fitta boscaglia del fiume Ticino, che il destino dell’inglese fuggitivo s’intreccia con quello di Agostina De Giovanni e di Motta Visconti. E col destino dell’eroe mottese della Resistenza partigiana Gigi Borgomaneri, suo coetaneo e comandante della 170^ Brigata Garibaldi, che gli salvò letteralmente la vita, permettendogli in abiti civili e con documento falsi di prendere il treno a Milano e riuscire infine a piedi in mezzo alla neve a riparare in Svizzera.