Carovita: A Milano anche il ceto medio soffre, rinunce su cibo e cure mediche

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A Milano il carovita e l’inflazione si fanno sentire anche per il ceto medio. A soffrirne infatti non sono solo le fasce economicamente più in difficoltà, ma anche a salendo di redditi si è iniziato a tirare la cinghia, comprese spese di prima necessità, come cibo e cure mediche. A dipingere un quadro che ha dell’allarmante è la Cisl metropolitana, che ha distribuito un dettagliato questionario a quasi tremila persone, il cui reddito lordo si concentra in gran parte tra i 28 e i 50mila euro lordi annui. Il cosiddetto ceto medio.

Parliamo di un campione che per l’83% ha una casa di proprietà, di cui poco meno della metà è residente in città – il resto nell’hinterland – e in un caso su due sposati e con figli a carico. Otto intervistati su dieci inoltre sono lavoratori per lo più con un contratto a tempo indeterminato.

A cosa si rinuncia quindi per non far debiti? La lista non è corta, a partire dalla spesa, che il 71% fa al risparmio o acquistando prodotti o di qualità inferiore. Per far fronte al caro energia, una risposta su due dice che in inverno i caloriferi vengono spenti per parte della giornata, mentre una su tre è una rinuncia a servizi o oggetti per i figli o i familiari fragili.

Il 25% rinuncia a curarsi oppure chiede un prestito in banca se la spesa medica è indispensabile. Più del 30% degli intervistati con un reddito di 28mila euro non può far fronte a una spesa imprevista da 1.500 euro.

Inevitabile che a saltare per primi siano i costi per il tempo libero, viaggi e vacanze, ma anche una semplice pizza, un concerto o un teatro. E il risparmio – naturalmente – si azzera o quasi. Fino al 2019, l’80 per cento riusciva a risparmiare più del 5% del suo reddito annuale. Oggi, quella percentuale è scesa sotto al 40%.

E il carovita non riguarda solo l’abitare, che rappresenta un costo ingestibile per il 65 per cento delle persone coinvolte nell’indagine, ma anche la vita quotidiana. Per questo, alla domanda su quali siano le battaglie più urgenti, le prime tre risposte siano state l’innalzamento salari, le politiche abitative e la sanità.

“Si tratta di persone non abituate a trovarsi in condizioni di bisogno – sottolinea Eros Lanzoni, segretario della Cisl milanese con delega al mercato del lavoro – e che non possono contare su sostegni e risposte, se non occasionali, del sistema pubblico. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi – aggiunge Lanzoni – ma si possono cominciare a trovare delle risposte a livello locale, soprattutto a livello di contrattazione territoriale, per individuare misure condivise su salari, welfare, incentivi e conciliazione vita e lavoro”.