Cercano ascolto, trovano algoritmi. E sempre più spesso, quando i ragazzi hanno bisogno di sfogarsi, confidarsi o semplicemente sentirsi ascoltati, dall’altra parte non trovano un amico o un adulto, ma un chatbot. È il dato che emerge dalla nuova ricerca di Fondazione Carolina sull’uso emotivo dell’intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani.
L’indagine, realizzata su un campione di 1300 ragazzi tra i 13 e i 19 anni, racconta un rapporto con l’IA che va ben oltre compiti e ricerche scolastiche. Quasi un adolescente su quattro utilizza quotidianamente i chatbot, mentre tra gli under 15 il 27% li usa per “sfogarsi senza essere giudicato”. Uno su quattro considera il chatbot uno “spazio sicuro” per confidarsi, e quasi uno su tre apprezza l’idea di avere un “amico digitale sempre disponibile”.
Il dato più forte, però, è forse un altro: i ragazzi sanno che stanno parlando con una macchina. Eppure continuano a cercarla. Il 76% teme infatti che le persone possano isolarsi preferendo i chatbot alle relazioni umane, ma allo stesso tempo molti adolescenti spiegano di trovare nell’intelligenza artificiale qualcosa che spesso manca nella vita reale: ascolto immediato, assenza di giudizio, disponibilità continua.
La ricerca evidenzia anche un pattern preciso: più i ragazzi sono giovani, più cresce il coinvolgimento emotivo. Tra gli under 15 il 66% considera fondamentale che il chatbot “non giudichi”, quasi la metà vuole sentirsi ascoltata e importante, mentre uno su cinque dice che parlare con il chatbot aiuta a sentirsi meno solo.
Nelle testimonianze raccolte nei focus group, alcuni ragazzi raccontano di rivolgersi all’IA anche di notte, perché “risponde subito” e perché permette di parlare senza la paura di essere giudicati o fraintesi. Un segnale che, secondo Fondazione Carolina, obbliga adulti, famiglie e scuola a interrogarsi non solo sui rischi della tecnologia, ma anche sulla qualità delle relazioni offerte ai più giovani.
E accanto all’aspetto emotivo emerge anche il lato più oscuro del fenomeno: la ricerca mette in guardia dalla proliferazione delle app che utilizzano l’intelligenza artificiale per creare deepnude, immagini sessualmente esplicite generate senza consenso. Il 70% delle vittime, spiega il report, sono ragazze o giovani donne.
Per Fondazione Carolina non si tratta di demonizzare l’intelligenza artificiale, ma di comprendere un cambiamento già in corso. Perché dietro quello schermo, spiegano i ricercatori, non ci sono ragazzi inconsapevoli: ci sono adolescenti che cercano ascolto, conforto e relazioni, usando gli strumenti che hanno a disposizione.

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