C’è anche l’ombra della ‘ndrangheta nell’inchiesta che riguarda l’incendio di rifiuti alla Eredi Bertè di Mortara. Nell’ordinanza di custodia cautelara firmata dal gip di Milano Guido Salvini si legge anche di un “episodio laterale…ma rilevante al fine di comprendere l’insieme della vicenda”.
La ex moglie di Vincenzo Bertè, l’amministratore della società finito in carcere assieme al complice Andrea Carlo Biani, avrebbe ricevuto minacce da un presunto ‘ndranghetista già coinvolto nella maxi indagine Infinito del 2010 “come componente di una Locale” del Milanese. Il motivo delle minacce, spiega il gip, “risiedeva nei dissidi” tra la donna e l’ex marito sulla “gestione dell’impianto e delle altre società collegate”.
La ex moglie aveva spiegato di essere certa che l’incendio fosse stato appiccato da Bertè perché -come lei stessa disse agli inquirenti- “anche Biani me lo confermò la sera stessa, il 6 settembre 2017, nel corso di una conversazione (…) In quel frangente mi disse che era stato necessario incendiare l’impianto a causa delle difficoltà economiche dell’azienda, per incassare l’indennizzo dell’assicurazione ed anche perché sicuramente all’esito del sopralluogo dell’Arpa l’impianto stesso sarebbe stato chiuso per le irregolarità nello stoccaggio”. L’ombra della ‘ndrangheta, scrive ancora il gip, “getta una luce poco rassicurante sull’episodio di minaccia in danno della testimone”.







