La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha respinto la richiesta di acquisire nuovi atti nel processo contro Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della figlia Diana, morta di stenti nel loro appartamento a Ponte Lambro. I giudici hanno motivato la decisione definendo irrilevanti e non determinanti i documenti richiesti dall’avvocato Emanuele De Mitri, legale della madre e della sorella di Pifferi.
L’istanza riguardava atti legati a un’inchiesta parallela per falso e favoreggiamento, in cui sono coinvolti l’avvocata Alessia Pontenani, alcune psicologhe del carcere di San Vittore e lo psichiatra Marco Garbarini, accusati di aver influenzato Pifferi per ottenere una perizia psichiatrica favorevole. Tuttavia, la Corte ha sottolineato che tali elementi erano già noti alla pubblica accusa in primo grado e che non hanno influito né sulla perizia già effettuata né su quella collegiale disposta in appello.
Il prossimo 2 luglio si tornerà in aula per l’esame dei periti, che avranno 90 giorni a partire dal 26 marzo per stabilire se Pifferi fosse capace di intendere e volere al momento dei fatti. In primo grado, l’imputata era stata dichiarata pienamente capace dallo psichiatra Elvezio Pirfo. Secondo l’accusa, nel luglio 2022 avrebbe lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa da sola per quasi sei giorni.







