Spionaggio, dossier segreti e una rete oscura che avrebbe manipolato informazioni sensibili per influenzare settori dell’economia e della politica: è questo il cuore dell’inchiesta “Equalize”, che vede coinvolto Enrico Pazzali, presidente autosospeso della Fondazione Fiera Milano. Mercoledì 19 marzo, i pm Francesco De Tommasi e Antonello Ardituro hanno ribadito davanti ai giudici del Riesame di Milano la richiesta di arresti domiciliari per Pazzali e misure cautelari, tra carcere e domiciliari, per altri undici indagati.
Secondo la Procura, Pazzali sarebbe stato il “vero capo” della presunta centrale di dossieraggi illegali, capace di sfruttare importanti agganci istituzionali e nelle forze dell’ordine. I pm temono che, rimanendo a piede libero, possa accedere a informazioni riservate delle indagini grazie ai servizi illeciti offerti dagli hacker coinvolti. Tra questi, Gabriele Pegoraro, per il quale i pm chiedono i domiciliari, ha dichiarato ai cronisti di temere per la propria sicurezza e quella della sua famiglia.
La Procura ha deciso di rinunciare alla richiesta di carcere per gli hacker Nunzio Samuele Calamucci, Massimiliano Camponovo e Giulio Cornelli, che hanno collaborato con gli inquirenti e sono attualmente ai domiciliari. Diversa invece la posizione di altri indagati: si insiste per il carcere per figure come Giuliano Schiano, Daniele Rovini, Marco Malerba (poliziotto colpito da interdittiva) e Vincenzo De Marzio, ex carabiniere del Ros ed ex presunto appartenente ai servizi segreti.
La difesa di Pazzali, rappresentata dall’avvocato Federico Cecconi, ha ribadito di avere “numerosi argomenti, in grado di poter dare dimostrazioni esatte e contrarie rispetto a quanto e’ stato offerto ai pubblici ministeri, in grado di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti”.L’avvocato ha anche annunciato che Pazzali si renderà disponibile a farsi interrogare dai pm.
La decisione finale del Riesame arriverà nelle prossime settimane.







