Era il 25 novembre 2024, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quando nell’aula di Tribunale della Corte d’Assise di Milano veniva pronunciata la sentenza di primo grado: ergastolo per Alessandro Impagnatiello, il barman che uccise con 37 coltellate la compagna Giulia Tramontano mentre era al settimo mese di gravidanza.
Da quel giorno, Impagnatiello sta scontando la sua pena presso il carcere San Vittore di Milano.
La difesa dell’uomo sta preparando il ricorso in appello, che sarà depositato nelle prossime settimane. Le avvocatesse Giulia Geradini e Samantha Barbaglia puntano a smontare l’impianto accusatorio, contestando le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, riconosciute dalla Corte d’Assise di Milano.
Nel corso dell’arringa finale, la difesa aveva sottolineato la “condotta grossolana” di Impagnatiello dopo il delitto, ritenendola incompatibile con l’immagine di un “pianificatore e stratega” delineata dall’accusa. Tuttavia, nelle motivazioni della sentenza depositata lo scorso febbraio, i giudici hanno ribadito che il 31enne ha pianificato l’omicidio per quasi sei mesi, mettendo in atto un piano per eliminare la compagna dopo che lei aveva scoperto il suo tradimento.
Il 27 maggio 2023, a Senago, nel Milanese, Impagnatiello ha colpito la fidanzata con 37 coltellate, infliggendole undici fendenti mentre era ancora viva. Secondo i magistrati, Giulia ha avuto la consapevolezza, seppur per pochi istanti, che con lei stava morendo anche il figlio che portava in grembo. Ora, mentre la difesa tenterà di cambiare il verdetto di primo grado, la famiglia di Giulia attende giustizia definitiva.







