Anche i cinque ultras interrogati nella giornata di giovedì 3 ottobre, dopo il maxi blitz di lunedì scorso che ha fatto scattare 19 misure cautelari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, così come avevano fatto il giorno prima otto arrestati, davanti al gip di Milano Domenico Santoro.
Hanno scelto la linea del silenzio, dunque, anche Marco Ferdico e Luca Lucci, ormai ex capi delle curve interista (la Nord) e milanista (la Sud), così come altri tre ultras in carcere, Mauro Nepi, Francesco Intagliata e Matteo Norrito. Altri tre ultras finiti in carcere saranno sentiti venerdì dal giudice.
Intanto, il procuratore di Milano Marcello Viola ha incontrato i legali dei due club milanesi, nell’ambito del procedimento di prevenzione aperto sulle due società, non indagate. Non ci sono tempi o scadenze previste, stando a quanto si apprende ma il procedimento è in corso e dovrebbe servire a spezzare i legami tra gli ultras e i loro affari illeciti e figure dei club.
Nel frattempo, c’è stata un’integrazione della richiesta di misura nell’inchiesta sugli ultras, che riassume le dichiarazioni di Andrea Beretta, in carcere per l’omicidio dell’esponente della ‘ndrangheta Antonio Bellocco, ma anche analisi degli investigatori su un incontro con lo stesso Bellocco, che si sarebbe tenuto il 23 luglio. Secondo questa integrazione, Beretta ha rivelato “di essere stato a conoscenza di un ‘piano omicidiario’” per farlo fuori.
Un piano “che sarebbe dovuto passare a vie di fatto dopo che lo stesso era stato convocato, tra giugno e luglio, a casa di Bellocco dove, all’interno dei box sottostanti l’abitazione, aveva incontrato due emissari della sua famiglia, di cui uno presentato come un latitante, che gli avevano rivolto direttamente concrete intimidazioni (sempre correlabili alla gestione del merchandising)”.
Proprio per questo, “e solo dopo aver subito tali intimidazioni e più tentativi – sempre secondo la versione di Beretta – di essere portato in un luogo dove sarebbe poi stato ucciso, si era munito di una pistola, che portava con sé”. Pistola che aveva anche il giorno in cui uccise Bellocco, colpendolo, poi, a coltellate dentro la sua macchina fuori da una palestra a Cernusco sul Naviglio.







