Lavoratori ”invisibili”: la protesta dei precari Bayer esclusi dalle tutele

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Una protesta che parla di lavoro, ma soprattutto di invisibilità.

A Milano, davanti alla sede di Bayer in viale Certosa, alcuni lavoratori hanno deciso di fermarsi e farsi vedere. Perché, fino a questo momento, dicono di non esserlo stati abbastanza.

Sono lavoratori “somministrati”: non dipendenti diretti, ma persone che per anni hanno lavorato fianco a fianco con gli altri, negli stessi uffici, con gli stessi obiettivi. Eppure, nel momento più delicato — quello della ristrutturazione — qualcosa cambia.

I colleghi assunti direttamente ricevono tutele: incentivi, possibilità di ricollocazione, percorsi verso la pensione. Per loro, invece, tutto si interrompe più bruscamente. Fine del contratto, un’indennità temporanea… e poi l’incertezza.

 È il racconto di una differenza sottile ma decisiva: quella tra chi è “dentro” e chi è considerato, improvvisamente, “fuori”. Anche se fino al giorno prima faceva esattamente lo stesso lavoro. I sindacati parlano di precarietà, ma soprattutto di invisibilità. Una parola che colpisce: invisibili quando tutto funziona, indispensabili quando serve, ma senza le stesse garanzie quando qualcosa cambia.