A Milano, il tema della viabilità si intreccia sempre più con quello del consenso politico. Il possibile referendum contro le limitazioni alla circolazione delle moto in Area B e Area C apre infatti una nuova fase, e dal Comune arrivano segnali di prudenza.
Il sindaco Giuseppe Sala conferma che la decisione dei garanti sull’ammissibilità del quesito era attesa e non esclude una nuova proroga dell’attuale regolamentazione. In altre parole: i divieti, già rinviati più volte, potrebbero slittare ancora. Una riflessione che, spiega Sala, era già sul tavolo da mesi e che troverà una risposta “nelle prossime settimane”, mentre la città è concentrata su altri grandi appuntamenti.
Ma intanto, fuori da Palazzo Marino, la partita si allarga. Se verranno raccolte 15mila firme, Milano potrebbe essere chiamata a esprimersi con un referendum che riguarda circa 90mila veicoli direttamente coinvolti e, più in generale, il ruolo delle due ruote nella mobilità urbana. A promuoverlo sono Fratelli d’Italia e il gruppo di motociclisti “Divieto”, che hanno già superato i primi passaggi formali e ora puntano alla raccolta firme anche nelle strade della città.
Sotto traccia, però, il voto potrebbe diventare qualcosa di più di una consultazione tecnica: una sorta di giudizio politico sull’impostazione ambientale del sindaco, da anni al centro di polemiche tra chi chiede più rigidità contro lo smog e chi vede nei divieti un limite alla mobilità quotidiana.
Il rischio, per Palazzo Marino, è che il referendum si trasformi in un test sulla leadership di Sala più che sulle marmitte. E forse anche per questo, oggi, il Comune sembra voler abbassare i toni e prendere tempo.
Una cosa è certa: la questione moto non è più solo una questione di traffico, ma un nuovo terreno di confronto sul futuro – e sull’equilibrio politico – della città.







