Omicidio Nataly, l’autopsia smentisce la versione del compagno: segni di aggressione e probabile soffocamento

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Jhoanna Nataly Quintanilla Valle potrebbe essere stata picchiata prima di morire. È quanto emerge dai primi esiti dell’autopsia effettuata all’Istituto di medicina legale di Pavia sul corpo ritrovato domenica nelle acque dell’Adda, a Zelo Buon Persico, nel Lodigiano. L’esame ha rivelato segni di violenza, numerose ecchimosi e un possibile soffocamento, escludendo la presenza di ferite da arma da taglio o lesioni procurate con oggetti contundenti. La donna sarebbe stata uccisa a mani nude.

La ricostruzione dell’accaduto smentisce la versione fornita dal compagno, Pablo Gonzalez Rivas, arrestato per omicidio. L’uomo, che conviveva con Quintanilla in un monolocale di piazza dei Daini a Milano, ha sostenuto di averle spezzato il collo involontariamente durante un gioco erotico. Una spiegazione che non ha mai convinto gli inquirenti e che ora appare ancora più fragile alla luce degli esami medico-legali.

Dalle indagini emerge che, dopo il delitto, Gonzalez avrebbe cercato un modo per occultare il cadavere. Avrebbe chiesto a un amico la disponibilità di un box o una cantina dove nascondere il corpo prima di gettarlo nell’Adda, chiuso in un borsone da palestra. Un dettaglio che si aggiunge a un messaggio inviato la sera del 24 gennaio, in cui l’uomo diceva all’amico di non recarsi sotto casa sua perché “l’ambiente è caldo”, un riferimento che, secondo i pm, alludeva al violento litigio avvenuto poco prima.

Secondo la Procura, Quintanilla aveva scoperto la relazione parallela del compagno con un’altra donna e che lui voleva cacciarla di casa. Sarebbe stato questo il motivo scatenante dell’omicidio. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e coordinate dalla pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunta Letizia Mannella, proseguono per chiarire tutti gli aspetti del caso.