Referendum, Milano divisa: città del No, ma nel centro storico vince il Sì

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A Milano il referendum sulla giustizia non racconta solo chi ha vinto, ma soprattutto come è cambiata la città che vota.

Partiamo dai numeri: nel capoluogo lombardo il No ha superato il Sì di oltre 100 mila voti, con più di 359 mila contrari contro circa 257 mila favorevoli. Un distacco netto, che però non basta da solo a spiegare il quadro.

Il dato più interessante è un altro: l’alta partecipazione, con oltre il 65% dei milanesi alle urne, ben sopra la media nazionale. E soprattutto il protagonismo dei più giovani: tra i 18 e i 28 anni ha votato circa il 67%, un segnale forte di coinvolgimento della cosiddetta Generazione Z.

Ma Milano si conferma anche una città divisa. Se nel complesso vince il No, il centro storico fa eccezione: nel Municipio 1 prevale il Sì, mentre tutti gli altri municipi si schierano contro la riforma. E non è tutto: anche dentro la città ci sono differenze forti sull’affluenza, con quartieri che superano il 78% e altri che restano sotto il 35%.

E poi c’è la vera chiave politica: quella che gli analisti chiamano la “terra di mezzo”. Circa 100 mila elettori, che in passato non si riconoscevano né nel centrodestra né nel centrosinistra, questa volta hanno fatto la differenza, spostando l’ago della bilancia.

Uno scenario che va oltre il referendum: perché è proprio su questi voti “in movimento” che si giocherà la partita delle prossime elezioni comunali.

Milano, insomma, non è solo un risultato: è un laboratorio politico in evoluzione.