L’Autonomia differenziata entra nella sua fase più politica. Dopo Veneto e Lombardia, che hanno firmato martedì pomeriggio, oggi anche Liguria e Piemonte hanno siglato con il governo la pre-intesa per le prime 4 materie che non rientrano nei lep, i livelli essenziali delle prestazioni . Il Documento ora passerà al Consiglio dei ministri. Entro 60 giorni toccherà pronunciarsi alla Conferenza delle Regioni e al Parlamento, poi un nuovo testo definitivo tornerà alle Regioni e infine in Aula per l’approvazione finale. L’obiettivo, per il ministro Calderoli, è chiudere entro fine legislatura definendo anche i lep per altre 19 materie.
Nel frattempo sono 4 quelle che che avanzano per prime, dove si può iniziare a capire concretamente cosa cambierà.
La prima è la Protezione civile: oggi, per gestire un’alluvione o un terremoto, le Regioni devono muoversi entro rigidi limiti nazionali. Con la pre-intesa, invece, il governatore potrà emettere ordinanze in deroga, anche alla normativa statale, quando viene dichiarato lo stato di emergenza, assumendo anche il ruolo di commissario.
La seconda materia riguarda professioni e qualifiche: le Regioni potranno creare registri lavorativi propri, riconoscere titoli maturati in altre regioni o all’estero e modellare nuove figure professionali in base alle esigenze del territorio.
Poi la previdenza complementare, che potrà essere gestita in modo più vicino ai lavoratori locali, con strumenti integrativi calibrati sulle economie regionali.
Infine la sanità, nella parte non-Lep. Qui le Regioni avranno più margini nella programmazione edilizia, negli incarichi professionali e nei fondi integrativi. E in Lombardia il presidente Fontana quantifica già l’impatto: con il superamento dei vincoli nazionali sulle percentuali di spesa, la Regione potrebbe liberare fino a 600 milioni di euro, da reinvestire in incentivi al personale, più prestazioni e risposte più rapide ai bisogni dei cittadini.
Dal partito democratico però non è tutto ora quello che luccica, la denuncia dei dem è l’assenza del Consiglio regionale dalla partita: mentre l’autonomia promette più poteri ai territori, in Lombardia il territorio non è stato coinvolto neppure per la firma. Un’asimmetria che non è sfuggita all’opposizione.







