Milano e tutta italia si sono svegliati con una notizia che chiude un pezzo di storia politica: è morto Umberto Bossi, il Senatur.
E allora oggi siamo scesi in strada, tra mercati e piazze, per capire cosa resta del suo passaggio in città. Il ricordo dei milanesi è netto, spesso diviso, ma sempre riconoscibile: una figura che ha lasciato il segno, nel bene o nel male.
Con Milano, Bossi ha sempre avuto un rapporto ambivalente. Da una parte simbolo di quel potere economico che criticava, dall’altra snodo politico fondamentale. È qui che nei primi anni ’90 la Lega entra nelle istituzioni cittadine e soprattutto è qui che nel 1993 cambia tutto, con la vittoria di Marco Formentini a Palazzo Marino, spinta proprio dal leader leghista. Una scena che segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra.
Bossi ha portato in politica uno stile completamente diverso, anche a Milano: linguaggio diretto, toni duri, gesti provocatori. Un modo di comunicare che rompeva con la tradizione e parlava direttamente alla pancia del Paese.
Negli ultimi anni si era ritirato a Gemonio, lontano dalla scena pubblica, dopo aver segnato per oltre vent’anni la storia della Lega e della politica italiana.
E oggi Milano lo ricorda così: una figura divisiva, ma centrale. Uno di quelli che, comunque la si pensi, hanno cambiato il modo di fare politica anche qui.







