Caporalato nella Moda, amministrazione giudiziaria per Dior Manufactures

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Dopo la Alviero martini e la Giorgio Armani Operations un’altra casa di alta moda è finita nel mirino dei carabinieri del nucleo ispettorato per il lavoro per mancata prevenzione contro il caporalato: questa volta sotto inchiesta è la Dior Manufactures, raggiunta da un decreto di amministrazione giudiziaria, poiché ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo . 

Dall’indagine dei carabinieri iniziata nel marzo del 2024,è emerso che Dior affidava  attraverso una società in house creata ad hoc per la creazione, produzione e vendita, mediante un contratto di fornitura, l’intera produzione di parte della collezione di borse e accessori 2024 a società terze. Dunque  con completa esternalizzazione dei processi produttivi, ad opifici cinesi, i quali riuscivano ad abbattere i costi ricorrendo all’impiego di manodopera irregolare e clandestina in condizioni di sfruttamento.

Nella circostanza, è stata individuata anche una società “cartiera”, cioè un’impresa che emetteva fatture per operazioni inesistenti,  regolarmente autorizzata dal brand alla sub-fornitura che non provvedeva alla realizzazione dei manufatti ma rappresentava un mero serbatoio di lavoratori. 

In particolare, sono stati controllati 4 opifici tutti risultati irregolari nei quali sono stati identificati 32 lavoratori di cui 7 tra occupati in nero di cui 2 clandestini sul territorio nazionale. Negli stabilimenti di produzione effettiva e non autorizzata è stato riscontrato che la lavorazione avveniva in condizione di sfruttamento (pagamento sotto soglia, orario di lavoro non conforme, ambienti di lavoro insalubri ecc.), in presenza di gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (nonché ospitando la manodopera in dormitori realizzati abusivamente ed in condizioni igienico sanitarie sotto minimo etico.

Sono stati deferiti in stato di libertà a vario titolo per caporalato 5 titolari di aziende di diritto o di fatto di origine cinese nonché 2 persone non in regola con la permanenza e il soggiorno sul territorio nazionale.

Infine sono state comminate ammende pari a 138.000 euro e sanzioni amministrative pari a 68.500 euro e per 4 aziende è stata disposta la sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero.