Sovraffollamento, strutture fatiscenti, condizioni igieniche critiche, fragilità legate a dipendenze e salute mentale, suicidi, assenza di istruzione e lavoro. È il quadro delle carceri lombarde al centro del convegno promosso dalla CGIL sui diritti delle persone detenute.
A Milano i numeri sono emblematici: Bollate al 131% di presenze, Opera al 156%, San Vittore al 239%. Carceri sempre più contenitori di povertà, con un educatore ogni 77 detenuti e grandi difficoltà ad attivare misure alternative.
Sullo sfondo, secondo la Cgil, una politica securitaria che moltiplica reati e pene senza affrontare le cause, mentre cresce la sofferenza psichica e il consumo di sostanze, spesso senza percorsi di cura.
In questo contesto si inserisce il lavoro concreto degli sportelli diritti della CGIL nelle carceri lombarde: spazi di ascolto e tutela su lavoro, previdenza e welfare. Nel 2025 oltre 750 pratiche seguite e più di 4.000 contatti complessivi.
Il messaggio è chiaro: la pena non è solo punizione, ma deve restare rieducazione. E i diritti, anche dietro le sbarre, non si arrestano.







