IL CASO

”Caso dei 30 secondi”, attesa la sentenza nel processo per violenza sessuale

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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa e giornalistica. I fatti riportati si basano su fonti di agenzia e atti processuali disponibili al momento della pubblicazione. Le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

È tornato in aula a Milano il cosiddetto caso dei ‘30 secondi’, uno dei processi per violenza sessuale che negli ultimi anni ha acceso maggiormente il dibattito pubblico e giuridico in Italia.

Nel nuovo processo d’appello, disposto dalla Cassazione dopo due assoluzioni, la Procura generale di Milano ha chiesto una condanna a due anni per l’ex sindacalista dell’aeroporto di Malpensa accusato di violenza sessuale nei confronti di una hostess. I fatti risalgono al 2018.

Il caso era diventato simbolico dopo le motivazioni delle prime sentenze assolutorie, secondo cui la donna avrebbe avuto “30 secondi” per opporsi all’abuso. Una valutazione che aveva provocato forti polemiche e critiche da parte di associazioni, giuristi e opinione pubblica.

La Cassazione però ha annullato quelle assoluzioni, chiarendo un principio centrale: il ritardo nella reazione della vittima non rende meno grave o meno configurabile una violenza sessuale. Secondo i giudici supremi, infatti, lo stato di sorpresa e shock può impedire una reazione immediata, mettendo chi subisce l’abuso nell’impossibilità concreta di difendersi.

Nel nuovo processo la donna è tornata a testimoniare a porte chiuse. La Procura generale ha ribadito in aula che la giurisprudenza ormai considera irrilevante il tempo impiegato da una vittima per manifestare il dissenso durante un’aggressione.

La nuova sentenza è attesa per il 10 luglio. Ma al di là dell’esito giudiziario, il processo continua a rappresentare un caso centrale nel confronto culturale e giuridico sul consenso e sulla percezione della violenza sessuale in Italia.