La basilica di Sant’Ambrogio è colma. Dentro non c’è più spazio, fuori restano in tanti, in silenzio, ad aspettare.
Milano si ferma per salutare Achille Barosi, sedici anni, studente dell’Artistico delle Suore Orsoline, morto nella notte di Capodanno nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera. Un rogo scoppiato tra il 31 dicembre e il primo gennaio, che ha causato quaranta vittime e oltre cento feriti. Lui, che amava costruire e disegnare, appassionato d’arte, era riuscito a uscire illeso dal bar una prima volta. Poi la scelta di rientrare, nel tentativo di salvare un’amica che non avrebbe più rivisto: un gesto che si è rivelato purtroppo fatale.
La bara bianca attraversa il sagrato tra due ali di folla. L’uscita è accompagnata da forti applausi. A salutare il giovanissimo c’erano tutti: la sua famiglia, , gli amici, compagni di scuola. Tra loro anche Edoardo, che quella notte era con lui e si è salvato dalle fiamme.
Dentro la chiesa, le parole dei genitori restano sospese nell’aria. Mamma Erika parla di un’anima antica, di un figlio libero, delle montagne amate, del volo che ora immagina per lui. Il papà Nicola racconta uno smarrimento totale, un dolore che cambia ogni cosa, che svuota e disorienta. Fuori, sulle note di Perdutamente di Achille Lauro, cantano tutti a squarciagola.
Poi l’abbraccio del nonno, le lacrime, una frase sussurrata al feretro: “Ora lo porto via con me”.







