È finito il tempo in cui si puntava il dito contro radio e televisioni, ora il terreno di violazione, vera o presunta, della par condicio in ambito regionale sono soprattutto gli enti locali. È ciò che è emerso dalla conferenza che si è svolta a Palazzo Pirelli, in cui sono state presentate le segnalazioni di violazione alla legge 28 del 2000, quella sulla par condicio, proprio in occasione delle elezioni europee e amministrative che si sono tenute agli inizi di giugno di quest’anno.
Su 65 violazioni giunte al Corecom, già un numero altissimo rispetto al passato, 55 infatti puntano il dito contro le pubbliche amministrazioni e solo 1 si riferisce ad un’emittente radiofonica. Inoltre, a cambiare sono i canali di diffusione della violazione: su 86 attività di comunicazione segnalate, solo 18 riguardano i media tradizionali, come giornali e volantini cartacei, mentre le restanti 68 si riferiscono a piattaforme online, in particolare social network.
L’articolo 9 della legge sulla par condicio stabilisce che dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto le amministrazioni pubbliche non possono svolgere attività di comunicazione a eccezione di quelle impersonali e indispensabili. La conseguenza a questa norma, però, secondo il Corecom, porta ad ingessare la comunicazione istituzionale per almeno due mesi precedenti alle elezioni, creando problemi anche ai cittadini. Da qui la necessità di un aggiornamento alla disciplina vigente che innanzitutto distingua tra comunicazione istituzionale e propaganda politica.







