Delitto di Garlasco, dna misto e impuro: nessuno contesta la perizia di Albani

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Tre ore tra esposizione e domande dei pm. Oltre a un’ora buona di richieste delle parti. Tanto è durata l’udienza finale dell’incidente probatorio sul delitto di Garlasco. Il tema sul quale si è discusso giovedì mattina in tribunale a Pavia è stato soprattutto il dna estratto dalle unghie di Chiara Poggi. Quello ritenuto compatibile con quello della linea paterna di Andrea Sempio, indagato in questa seconda inchiesta sull’omicidio della ragazza, compiutosi il 13 agosto 2007 a Garlasco. Ma lo stesso dna è considerato degradato, incompleto, misto e non quantificabile. Lo ha scritto (pur non usando la parola degradato) Albani in perizia. Ma lo ha ribadito durante l’udienza con le parti utilizzando quel termine discusso, che venne utilizzato nel 2014 nella perizia De Stefano. I  lavori giovedì mattina sono cominciati alle 10. In un’ora e venti la perita nominata dal giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli ha sintetizzato le 64 pagine del documento. Poi si è passati alle domande dei pm, durate circa un’ora e mezza. Albani ha confermato le sue conclusioni. Il dna è attribuibile alla linea paterna di Andrea Sempio, ma non è quantificabile, né databile e soprattutto è un dna misto. Poche le domande della difesa di Sempio, mentre i difensori di Alberto Stasi, l’allora fidanzato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara, si sono limitati a ribadire come non via sia presenza del dna. Tante le domande, invece, di Francesco Compagna, avvocato del fratello di Chiara Marco Poggi. L’ultima udienza dell’incidente probatorio, iniziato a marzo, si è conclusa dopo le 14. Ora andrà steso il verbale e la palla tornerà ai pubblici ministeri. Che dovranno decidere, anche sulla base delle indagini tradizionali, svolte in questi mesi se richiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio di Andrea Sempio.