Dietro le coreografie, i cori e le bandiere di San Siro, per i giudici si muoveva molto altro. Un sistema strutturato di affari, violenze e intimidazioni che avrebbe trasformato le curve milanesi in vere macchine di guadagno illecito.
È questo il quadro tracciato dalla giudice Rossana Mongiardo nelle motivazioni della sentenza che ha chiuso il processo abbreviato nato dall’inchiesta “Doppia Curva”. L’indagine della Dda di Milano, coordinata dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, che ha portato a un maxi blitz nel settembre 2024 e a condanne complessive per quasi 90 anni di carcere a carico di 16 imputati.
Al centro, due modelli diversi ma ugualmente pericolosi. Da un lato la Sud milanista, descritta come un sistema che puntava al controllo totale degli affari: biglietti, rivendite, pressioni e minacce per garantire introiti superiori ai centomila euro l’anno. Nessuna spartizione, nessuno spazio a soggetti esterni.
Dall’altro lato la Nord interista, che per i giudici rappresentava una copertura per attività criminali, con un vero e proprio rapporto di protezione di matrice mafiosa. Un legame riconducibile al clan Bellocco della ’ndrangheta, che avrebbe garantito forza, prestigio e impunità.
Le pene più alte sono state inflitte ai due ex capi: dieci anni ciascuno ad Andrea Beretta, per il fronte nerazzurro, e a Luca Lucci, per quello rossonero.
Beretta, oggi collaboratore di giustizia, ha ammesso responsabilità pesantissime, compreso l’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca. La sua collaborazione ha permesso di far luce anche sull’uccisione dello storico leader ultrà Vittorio Boiocchi e gli è valsa attenuanti decisive.
Lucci, invece, ha scelto la linea opposta: nessuna collaborazione e una difesa totale. Per i giudici è apparso lucido, spregiudicato, dotato di una mentalità fredda e opportunistica, capace di muoversi tra violenza e affari senza esitazioni.
Nelle motivazioni emerge anche un altro elemento: i collegamenti con il mondo dello spettacolo. Rapporti economici, locali notturni, ruoli di “guardia del corpo” per personaggi noti, tra cui Fedez. In questo contesto viene inserito anche il pestaggio del personal trainer Cristiano Iovino, episodio risolto con un accordo privato e mai arrivato a una denuncia.







