Dall’erba verde che piace alle mucche, al formaggio che fa bene all’uomo. E’ capitato a tutti di andare in montagna a fare una bella passeggiata, di incontrare le mucche che brucano tranquille l’erba verde dei pascoli e di portare a casa un bel pezzo di formaggio o di burro saporiti e soprattutto di colore giallo. Poi la domenica sera torniamo in pianura e la settimana seguente andiamo a fare la spesa al supermercato e acquistiamo i formaggi solo se sono belli “bianchi e candidi”, perché il formaggio giallo “è andato a male” e il burro giallo “è rancido”.
Per decenni questo errato comportamento del consumatore ha “obbligato” i caseifici di pianura a rifiutare il latte delle aziende agricole che alimentavano le vacche con l’erba dei verdi prati e marcite del Ticino, erbe ricche di pigmenti caroteni e antociani responsabili della colorazione giallognola del latte.
E così oggi le vacche sono alimentate con mais e mangimi industriali a base di soia e cereali che vengono da molto lontano: intanto i verdi prati del Ticino sono diminuiti e le marcite antichissime, fiore all’occhiello dell’agricoltura lombarda, ormai sono quasi scomparse.

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