Una forbice tra redditi e costi dell’abitare che continua ad allargarsi, abbracciando non più solo Milano ma anche l’area metropolitana. Nel 2024, infatti, i prezzi di compravendita sono cresciuti dell’8,5% rispetto all’anno precedente e i canoni di locazione del 6,8%, mentre i salari medi hanno visto un incremento solo del 4,2%. Sul fronte dei redditi, guardando alle dichiarazioni del 2023, nel Comune di Milano il 52,5% dei contribuenti ha dichiarato meno di 26.000 euro l’anno di imponibile, e il 30,7% meno di 15.000 euro l’anno. Le retribuzioni lorde medie vanno da 1.500 euro per gli operai a oltre 15 mila euro per i dirigenti, con una spesa che nel 2024 è stata pari al 30% del salario netto.
Tutti questi dati sono stati evidenziati dal terzo rapporto di ricerca di OCA – Osservatorio Casa Abbordabile, che li ha presentati nella sede della Cisl di Maciachini a Milano. Il documento ha inoltre posto l’attenzione su vari aspetti, primo fra tutti gli “abitanti reali”: nel 2023, quelli telefonici sono stati oltre 1,6 mln, contro i 1,4 mln di residenti anagrafici. Lo scarto ha effetto sulla domanda abitativa, la cui offerta è però sempre più caratterizzata da contratti brevi. Per chi abita fuori Milano ed è costretto a fare il pendolare, invece, si evidenzia un aumento della spesa per i trasporti, che unita a quella per l’alloggio va dal 60 all’80% del reddito per chi ha un salario medio. E chiaramente i comuni più ‘abbordabili’ sono quelli da cui è più difficile spostarsi verso la città meneghina.
La ricerca poi ha condotto quattro approfondimenti tematici sulle politiche dell’’abbordabilità’ poste in campo in alcuni comuni fuori Milano, per indicare la direzione che le amministrazioni dovrebbero prendere.







