Milano, colpo al clan Calajò: presa Katia la Nera la boss dei rider della cocaina

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Si faceva chiamare Katia la Nera, e nella periferia sud di Milano tutti sapevano chi era. A 46 anni gestiva una rete di spaccio che si muoveva come un servizio di consegne a domicilio: finti rider, chiamati “glovo”, che recapitavano cocaina per conto del clan Calajò nella zona della Barona e in altre aree della città.


L’hanno arrestata i Carabinieri del Ros, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Secondo l’inchiesta, Katia Adragna avrebbe creato una vera e propria “cellula” autonoma, la Nuova Barona, per garantire la continuità del traffico anche dopo l’arresto dei capi del clan. Dalla sua base, la “Nera” coordinava corrieri, gestiva gli incassi e riceveva direttamente le direttive di Luca Calajò, nipote di Nazzareno, considerato il fondatore del gruppo.

Le centrali operative erano due appartamenti popolari, in via De Pretis e via Lope de Vega. Qui si confezionavano le dosi e si organizzavano le consegne. Durante le perquisizioni, i militari hanno trovato un quaderno rosso e un’agenda nera: la contabilità dello spaccio, con nomi in codice dei corrieri, clienti, grammature, ricariche Postepay e perfino le “buste paga” dei pusher, retribuiti in contanti o in cocaina.

Tra i clienti, secondo un’intercettazione del fratello, comparivano anche avvocati e politici. E dalle telefonate emerge il pugno di ferro della donna: niente sconti, nessuna concessione – “Io ci mangio di questo”, diceva intercettata – “è per portare da mangiare alla mia famiglia”.


Con lei sono finite in carcere altre 18 persone. L’operazione, condotta da Carabinieri e Polizia penitenziaria, smantella un nuovo tassello della rete di spaccio che dalla Barona riforniva l’intera città