Avevano raccontato di essere stati assaliti nell’androne del proprio condominio da un nordafricano mentre prendevano l’ascensore. Ma una volta saliti, i poliziotti avevano trovato del sangue nell’appartamento. Allora avevano cambiato versione, dichiarando di essere stati aggrediti di sopra dopo aver consumato stupefacenti, a seguito di una tentata estorsione. Finalmente, dopo oltre un mese, è emersa la verità.
Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato, coordinata dal Tribunale dei Minorenni di Milano, ha messo in carcere un italiano con precedenti, ora maggiorenne ma 17enne all’epoca del fatto, per una serie di reati quali tentato omicidio, rapina aggravata, produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, lesioni personali e porto abusivo di armi.
Era l’11 febbraio, quando i sanitari del 118 si precipitarono in via Gino Severini 5, in zona Santa Giulia, nel pieno delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Era sera, due 18enni avevano denunciato un’aggressione: uno, ferito sotto lo sterno, fu portato in codice rosso al Policlinico, dove è stato operato e dimesso con una prognosi di 40 giorni; l’altro ha ricevuto dello spray urticante in viso.
I continui cambi di versione nella vicenda narrata dalle due vittime hanno insospettito i poliziotti, che hanno ricostruito il tutto. I 18enni erano in casa con l’aggressore; a seguito di una lite scoppiata durante un’operazione di compravendita di stupefacenti, costui ha accoltellato uno e nebulizzato l’altro ed è scappato. Ma la fuga è durata poco: l’allora 17enne è stato fermato poche ore dopo il fatto. Nel suo appartamento a Paullo, nel milanese, i poliziotti hanno trovato il coltello e un panetto di hashish da 1 etto.







