Una mobilitazione dal basso, di stampo civile, che nasce in un momento storico in cui il divario tra ricchezza privata e servizi pubblici è sempre più profondo e non poteva partire altrove se non ai piedi del fulcro dell’economia del Paese, Piazza Affari a Milano. È ufficialmente cominciata la raccolta delle firme necessarie per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare dal nome “1% Equo”.
Il progetto mira a introdurre un’imposta annuale e progressiva sui patrimoni che superano la soglia dei 2 milioni di euro, con l’esclusione della prima casa. L’iniziativa è stata presentata alla Corte di Cassazione lo scorso 7 maggio da un comitato di economisti, docenti universitari e ricercatori specializzati in giustizia sociale.
La discrepanza tra ciò che paga in tasse l’1% più ricco, da cui il nome del comitato, e un lavoratore dipendente nasce dalla natura dei redditi della fascia alta. Questi derivano per il 95% da capitali che godono di una tassazione agevolata al 26%, se non addirittura inferiore in presenza di regimi speciali per nuovi residenti o strutture societarie più complesse e stratificate.
Il progetto si ispira principalmente all’Imposta di Solidarietà sulle Grandi Fortune introdotta in Spagna dal governo Sanchez. Secondo le stime in corso di elaborazione da parte del comitato, se questa manovra entrasse in vigore produrrebbe ricavi importanti, reimpiegati in ambiti sociali, dalla casa alla sanità fino a sostegni ai disabili.
Il limite per il deposito al Senato è di 50 mila firme, ma i promotori ambiscono a raggiungerne 500 mila. Ecco perché il tempo per aderire scadrà il prossimo 15 novembre.







