Giovedì 3 ottobre si è tenuta la prima udienza presso il Tribunale del Lavoro di Milano contro Glovo, la piattaforma di consegne a domicilio. L’azienda è stata portata in giudizio da tre rider, supportati dai sindacati, che contestano il modello di lavoro adottato dalla multinazionale, simile a quello di altre aziende di Assodelivery. Secondo i sindacati, tale modello garantirebbe una finta autonomia ai lavoratori, costringendoli a operare con partita Iva, ma di fatto imponendo condizioni tipiche di un lavoratore subordinato.
La richiesta dei sindacati è che i rider vengano finalmente riconosciuti come lavoratori subordinati, con un inquadramento nel CCNL Logistica, così da poter beneficiare di maggiori tutele. Queste includerebbero stabilità economica, ferie retribuite, malattia pagata, tredicesima e quattordicesima mensilità, TFR, oltre a dispositivi di sicurezza forniti dall’azienda.
Mentre all’interno del tribunale si svolgeva l’udienza, all’esterno alcuni rider hanno organizzato un presidio di protesta per richiedere condizioni lavorative più dignitose. Una vittoria contro Glovo, infatti, rappresenterebbe un importante precedente per migliorare le condizioni di vita di tutti i rider che lavorano per le piattaforme di consegna.
L’udienza è stata rinviata al 18 ottobre, con la promessa del giudice di raggiungere una sentenza entro la fine dell’anno. Tuttavia, da parte di Glovo non sembrano esserci segnali di volontà di conciliazione







