Solo ieri, era stato presentato – davanti alla commissione consiliare congiunta Bilancio, Urbanistica, Sistema agricolo e Turismo – un nuovo progetto, firmato dall’architetto Jacopo Mascheroni, per recuperare il vecchio stadio di San Siro di Milano. Un piano che si basava sulla demolizione solo del terzo anello per destinare così il Meazza, una volta più piccolo, al calcio femminile e alle giovanili e costruirci affianco il nuovo stadio, quello voluto dai club di Inter e Milan.
Ma oggi è arrivato il no dai vertici delle due squadre. in una riunione durata circa un’ora a palazzo Marino, a cui hanno preso parte Paolo Scaroni, presidente del Milan, Alessandro Antonello, amministratore delegato dell’Inter, Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan e per il Comune i tecnici ed esponenti dell’amministrazione, tra cui l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, i due club avrebbero illustrato all’amministrazione l’analisi dello studio Ceas per spiegare perché la rifunzionalizzazione del Meazza e la costruzione del nuovo stadio di fianco non starebbero in piedi.
Alla base ci sarebbero ragioni legate alla viabilità e agli spazi, ma anche motivi economici. Infatti secondo i club l’ipotesi di destinare San Siro rifunzionalizzato ad eventi come le partite di calcio femminile o alle giovanili, non sarebbe percorribile a causa della scarsa affluenza di spettatori e prezzi di biglietti troppo bassi.
Problemi di gestione tecnica invece sorgerebbero nel caso in cui dovessero svolgersi eventi in contemporanea nei due impianti.
In una nota i due club hanno poi sottolineato la non sostenibilità della coesistenza dei due stadi per le criticità generate dagli impatti acustici, viabilistici, dalla gestione dei flussi e della sicurezza, limitando l’accessibilità per i residenti e compromettendo significativamente la qualità dell’esperienza per gli spettatori.
Inoltre, la compresenza di due stadi genererebbe un dubbio impatto paesistico sul contesto, oltre a una situazione di forte densificazione edilizia delle volumetrie complementari e una oggettiva difficoltà a realizzare una riqualificazione dell’ambito San Siro, a beneficio della cittadinanza.

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