Moschea di Milano, tutto da rifare. O almeno, quasi tutto. In via Esterle, a due passi da via Padova l’umore non è dei migliori. Colpa di Rfi, la Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria dei binari che corrono a meno di 30 metri dall’area del luogo di culto che centomila milanesi aspettano da decenni.
Già, 30 metri. Rfi non ha infatti voluto concedere la deroga che permetterebbe alla Casa della Cultura Musulmana, che si è aggiudicata il bando comunale, di iniziare a costruire l’edificio bianco dalle cupole azzurre che l’imam-architetto Asfa Mahmoud ha già progettato. Troppo poca la distanza dai binari, sostiene RFI, anche se nello stesso isolato sono tanti gli edifici decisamente più vicini.
Ma senza il via libera della società, tutto da rifare e Asfa Mahmoud è già all’opera per ridisegnare i 1.500 mq di moschea, di cui 500 di guardino.
Uno stop non particolarmente gradito dal Comune di Milano.
Anche la vicesindaco Anna Scavuzzo, aveva ironizzato sul possibile ostacolo di RFI, parlando di un’attenzione “encomiabile”. D’altronde, sottovoce, ma nemmeno troppo, c’è chi ha già iniziato a puntare il dito in direzione della Lega e del ministero dei Trasporti guidato dal milanesissimo Matteo Salvini, che meno di sei mesi fa era in via Esterle a inaugurare una sede locale del Carroccio, definita da molti proprio come un presidio contro la moschea.
Nessuna accusa formale, sia chiaro, ma in diversi oggi ripescano l’adagio Andreottiano secondo cui a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.







