Obbligo porte chiuse nei negozi, per i commercianti meglio rinviare di 6 mesi

Featured Video Play Icon

Il provvedimento che stabilisce l’obbligo di chiusura delle porte di negozi, ed edifici aperti al pubblico per evitare la dispersione energetica, che a Milano entrerà in vigore il prossimo primo gennaio, non convince i commercianti, o meglio non ora, sono in tanti infatti a pensare, che proprio adesso con l’impennata dei contagi e la situazione sanitaria che va peggiorando, l’apertura delle porte e la conseguente aerazione dei locali, sia indispensabile per garantire una sicurezza maggiore a clienti e lavoratori. 

Secondo il nuovo regolamento per la qualità dell’aria, approvato recentemente in consiglio comunale  per gli esercizi commerciali e pubblici esercizi nei quali è attivo un impianto di climatizzazione invernale o estiva, da sabato diventerà obbligatorio tenere isolato il locale o in alternativa fornirsi di dispositivi di ingresso che garantiscono comunque l’isolamento come porte a bussola o dispositivi a lame d’aria. 

Ma l’entrata in vigore del provvedimento, secondo la rete associative di vie di Confcommercio, ora come ora sarebbe poco salutare da un lato ma anche economicamente dispendiosa dall’altro per molti negozianti che stanno già soffrendo della crisi economica. 

L’idea per l’associazione sarebbe dunque quella di consentire ai commercianti una proroga di 6 mesi prima di far entrare in vigore la nuova norma, così da garantire il tempo necessario a tutti di mettersi in regola, magari avviando un bando per aiutare i negozi in difficoltà a capire le spese per i dispositivi a lame d’aria, che hanno costi dai 1500 a salire. 

Per l’assessore all’ambiente Elena Grandi, però, come aveva già fatto sapere in una nota, il provvedimento non solo andrebbe a contenere le emissioni di Co2, ma anche avrebbe un valenza di tutela della salute pubblica, perchè andrebbe a regolare il flusso e la presenza di persone all’interno dei locali.