Oltre il delitto, un’altra violenza: profanata la tomba di Pamela Genini. Si indaga su più responsabili

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Una scoperta agghiacciante che ha lasciato tutti senza parole.

A Strozza, piccolo comune della Valle Imagna, la tomba di Pamela Genini, brutalmente uccisa a coltellate nel suo appartamento a Milano lo scorso 14 ottobre dall’ex compagno Gianluca Soncin, è stata profanata. Un gesto che ha sconvolto l’intera comunità e riportato al centro una vicenda già segnata da una crudeltà estrema.

A scoprire tutto sono stati gli addetti delle onoranze funebri lunedì 23 marzo. Dovevano semplicemente trasferire il feretro nella cappella di famiglia. Invece si sono fermati subito: la lapide danneggiata, le viti tolte, il mastice sostituito. Segni chiari, qualcuno era già intervenuto.

Quando la bara viene aperta, la scena è ancora più grave. Il corpo non è integro. La testa è stata asportata.

Un’azione che, per modalità e tempi, difficilmente può essere improvvisata. Il cofano – oltre un quintale tra legno, zinco e corpo – è stato aperto incidendo la lamiera, poi richiuso con silicone. E all’interno alcuni elementi risultano rimessi al loro posto con cura. Come se chi ha agito volesse non lasciare tracce visibili.

Sul posto arrivano i carabinieri, il medico legale e il pubblico ministero Giancarlo Mancusi, mentre la Procura di Bergamo, guidata da Maurizio Romanelli, apre un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto.

Gli investigatori stanno analizzando le telecamere del cimitero e ascoltando chi lavora nell’area. Tra le ipotesi anche quella di un’azione organizzata, forse con più persone coinvolte.

Per la famiglia, un dolore che si riapre. Dopo il femminicidio, un gesto che aggiunge un’altra violenzau, difficile da comprendere. “Non solo abbiamo perso Pamela in modo atroce – dicono – ma ora dobbiamo fare i conti con un’ulteriore sopruso che non ha senso”

Le indagini proseguono nel più stretto riserbo, mentre tutte le piste restano sul tavolo.