Omicidio a Rogoredo, l’inchiesta sull’assistente capo Cinturrino e i suoi presunti giri si allarga

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Prosegue, anzi, addirittura si allarga l’indagine scaturita dall’omicidio di Abderrhaim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso lo scorso 26 gennaio dall’assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino, trattenuto in carcere da circa dieci giorni. L’inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola sta passando in rassegna diverse testimonianze attinte a una zona che va dal boschetto di Rogoredo fino a un’area che abbraccia via Mecenate, piazza Corvetto e si spinge fino a Calvairate.

Non solo tossicodipendenti e spacciatori arrestati dal 41enne, rinchiuso ora a San Vittore, ma anche chi lo ha incrociato durante le operazioni antidroga su cui la Procura sta pian piano scavando. Si è alla ricerca, in particolare, di immagini, come un video del pestaggio di un disabile, che è emerso dalle testimonianze, o di un presunto indebito sequestro di soldi. E poi, si dovrà procedere all’analisi di un video diffuso poche ore fa che vedrebbe Cinturrino nel 2024 con un paio di colleghi entrare in un negozio e discutere di una partita di droga. E ancora, capire se il 41enne avesse complici nel commissariato di Mecenate, dove lavorava, e cristallizzare alcuni rapporti, magari, con un incidente probatorio.

Il prossimo 9 marzo, invece, il Riesame ha fissato l’udienza in cui i nuovi difensori, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino, che continua a dichiararsi innocente. Ai legali avrebbe detto che sarebbe stato gettato su di lui del fango per screditarlo, soprattutto in riferimento alla storia delle richieste di pizzo, soldi e droga. I due avvocati invitano alla cautela, poiché stanno “acquisendo elementi difensivi utili a dimostrare l’infondatezza di certe ipotesi di illecito”.

Intanto, il vecchio dirigente del Commissariato Mecenate, Osvaldo Rocchia, è stato sostituito da Carmine Mele, che ha già preso servizio.