Omicidio Salvaggio Buccinasco, ergastolo per Marino: il ‘palo’ unico imputato nel processo

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E’ stato condannato all’ergastolo Benedetto Marino, il 45enne di Inveruno, accusato di aver prestato aiuto ai killer, ancora senza nome, che l’11 ottobre 2021 hanno ucciso a colpi di pistola in pieno giorno Paolo Salvaggio uccidendolo mentre percorreva in bicicletta via della Costituzione, a Buccinasco, dove viveva. I due uomini in sella a uno scooter Yamaha TMax, avevano raggiunto Salvaggio in pieno giorno e lo avevano ucciso con almeno tre colpi di pistola, sparati a bruciapelo al volto, per poi fuggire. 

La giudice Antonella Bertoja ha ritenuto valide le tesi dei pm Sara Ombra e Gianluca Prisco, secondo le quali l’imputato avrebbe fatto da ‘palo’ e da autista aspettato in macchina uno dei due responsabili, poco lontano dal luogo del delitto, fornendogli una via di fuga veloce, e agevolando così l’assassino e la perdita delle sue tracce.

Tra le prove dell’accusa il ritrovamento il  5 aprile del 2022,  dello scooter utilizzato dai sicari per freddare selvaggio in un’area boschiva tra via San Giusto e via Forze Armate. Nei filmati di video sorveglianza si vedeva un uomo allontanarsi con un casco da moto e salire a bordo di un’auto arrivata pochi minuti prima, una Peugeot secondo l’accusa guidata proprio da Marino.

Marino comparirebbe anche in un frammento di un video di una telecamera di sorveglianza e, da quel frammento, sarebbe stato riconosciuto dalla sua compagna durante le indagini.

L’uomo fin dalla prime udienze ha invece negato ogni suo coinvolgimento con l’omicidio, ribadendo anche durante l’interrogatorio in aula che quel giorno si trovava in zona per acquistare droga e che l’uomo ripreso dalle telecamere mentre saliva sulla sua Peugeot era il pusher.

Il 45enne ha assistito alla sentenza dalla cella dell’aula, alla lettura della stessa si e’ commosso salutando i parenti presenti in Corte d’Assise. L’assassinio di Paolo Salvaggio resta in ogni caso ancora avvolto dal mistero: oltre a non essere  arrivati all’identificazione dei due killer, non si è mai compreso il movente. La vittima era stata in passato considerata un elemento di spicco della criminalità milanese, con legami con la cosca di ‘ndrangheta dei Barbaro-Papalia, ma ultimamente non era più stato accostato ad ambienti malavitosi. Al momento del delitto, inoltre, Salvaggio era gravemente malato