Alessandro Impagnatiello avrebbe deciso di uccidere Giulia Tramontano mesi prima del 27 maggio 2023, giorno in cui l’ha colpita con 37 coltellate nella loro abitazione di Senago. È la convinzione della Procura Generale di Milano, che ha depositato un ricorso in Cassazione contro la sentenza d’Appello, contestando la mancata applicazione dell’aggravante della premeditazione.
Un nuovo capitolo, dunque, in un processo che ha già visto due gradi di giudizio. In primo grado l’ex barman era stato condannato all’ergastolo con il riconoscimento di tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione. A giugno, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato la pena massima, ma ha escluso l’aggravante, ritenendo non provato che il proposito omicida fosse maturato prima della sera del delitto.
Per la procura, guidata dal procuratore generale Francesca Nanni, invece, Impagnatiello “ha programmato in ogni dettaglio” il delitto. Il sostituto pg Maria Pia Gualtieri, che ha sostenuto l’accusa in aula, ha sottolineato come già dal dicembre 2022 l’uomo avesse effettuato ricerche online sul veleno per topi e lo avesse somministrato alla compagna, con l’obiettivo di eliminare il figlio che lei portava in grembo, considerato solo un “problema”.
Secondo la Procura, l’omicidio non fu un gesto improvviso ma il frutto di un “proposito criminoso” coltivato per mesi, mentre si consolidava la relazione parallela con un’altra donna. “Lo ha fatto crescere e maturare dentro di sé”, scrive la Procura nel ricorso, chiedendo alla Suprema Corte di ripristinare la ricostruzione del primo grado.
Un passaggio cruciale, che potrebbe riaprire il fronte giudiziario attorno a un caso che ha scosso l’opinione pubblica e i familiari della giovane, già duramente colpiti dalla decisione d’Appello di escludere la premeditazione. Ora la parola passa alla Cassazione.







