È iniziata lunedì mattina l’udienza del processo a carico di Alessia Pifferi, la donna che lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi abbandonandola per giorni a casa da sola. In aula la relazione dello psichiatra Elvezio Pirfo, che ha giudicato la Pifferi capace di intendere e di volere. La donna, difesa dall’avvocato Alessia Pontenani, aveva chiesto il rinvio dell’udienza. Il presidente della corte d’assise, Ilio Mannucci Pacini, ha però deciso di rimandare solo il controesame.
Secondo la perizia, esposta in aula dallo psichiatra, la Pifferi non avrebbe nessun deficit cognitivo, né sintomi psicotici, la donna però avrebbe un’identità incompiuta, anche dal punto di vista materno, e di dipendenza maschile. La personalità descritta è quella di una persona quasi apatica, con una maschera emotiva incapace di esprimere emozioni e provare empatia. Secondo la periziai la donna avrebbe vissuto la maternità come un obbligo, mettendo al primo posto i suoi desideri di donna, piuttosto che i doveri di madre.
La donna durante gli incontri con lo psichiatra avrebbe anche raccontato di essere stata vittima di violenza sessuale quando era piccola. Punto sul quale il pm Francesco De Tommasi, che si è opposto al rinvio chiesto dalla difesa, è totalmente in disaccordo.
“Vi fornirò la prova – ha dichiarato infatti in aula – che il presunto abuso sessuale subito quando era minore è assolutamente falso e che questo racconto è frutto di un suggerimento preciso che è stato dato all’imputata”.
Secondo la perizia non è però possibile stabilire se ci sia stata suggestione nei confronti della Pifferi.
Presente durante l’udienza anche la sorella di Alessia Pifferi, che ha smentito la violenza sessuale subito da piccola dalla sorella.
La prossima udienza è stata fissata per venerdì 15 marzo.







