Ha 80 anni, vive in Friuli ed è il primo nome finito ufficialmente sotto indagine nell’inchiesta della Procura di Milano sui cosiddetti “cecchini turistici”, persone che durante la guerra in Bosnia avrebbero raggiunto Sarajevo per sparare contro civili sotto assedio.
Giuseppe Vegnaduzzo, ex autotrasportatore ora in pensione, è stato interrogato dai magistrati milanesi – il procuratore capo Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis – con accuse molto gravi: omicidio volontario continuato e aggravato dai futili motivi . Davanti agli inquirenti ha negato tutto, a perché “lui nella capitale Bosniaca ci andava ma solo per lavoro.
Eppure proprio su quei presunti viaggi si concentrano gli accertamenti. Testimonianze e segnalazioni parlano di spostamenti organizzati dall’Italia verso la Bosnia negli anni Novanta, con partecipanti provenienti da diverse regioni del Nord. L’ipotesi investigativa è che alcuni civili europei abbiano preso parte, pagando, a vere e proprie battute di caccia contro la popolazione durante l’assedio.
A casa dell’uomo, durante le perquisizioni, sono state trovate diverse armi legalmente detenute e oggetti legati all’area dell’estrema destra, elementi ora al vaglio degli investigatori.
L’indagine, nata un anno fa da un esposto dello scrittore Gavazzeni, non riguarderebbe solo lui: altri nomi sono in verifica e c’è un coordinamento con autorità straniere per ricostruire eventuali spostamenti e responsabilità. Un fascicolo complesso che riporta sotto i riflettori una delle pagine più buie della guerra nei Balcani e su cui la magistratura italiana prova, a distanza di trent’anni, a fare piena luce.







