Ci sono i maggiori teatri, i musei, le fondazioni, le compagnie del balletto e le orchestre della musica classica. La cultura milanese si mobilita unitariamente per sostenere l’Ucraina e il suo popolo, ma offrendo al contempo dialogo e accoglienza a chi in Russia esprime il proprio dissenso verso la guerra e le politiche di Mosca.
Perché, come è stato efficacemente riassunto dalle istituzioni presenti, la cultura russa non è di Putin. E noi non vogliamo regalargliela.
L’elenco delle iniziative è davvero lungo. C’è il Galà internazionale di danza al Teatro Arcimboldi, il cui incasso sarà devoluto al Fondo MilanoAiutaUcraina, a cui anche il Teatro Parenti devolverà gli incassi di due spettacoli russi, uno di Cechov e uno di Dostoevskij, che andranno in scena tra marzo e aprile. Il Piccolo accoglierà alcune allieve della scuola di arte drammatica di Kiev e terrà anche laboratori per i profughi. Alla Scala, invece, il 4 aprile si terrà un grande concerto per la pace con l’incasso dei biglietti, già quasi tutti esauriti, che sarà devoluto al sostegno dei rifugiati. La Triennale ha annunciato che la 23esima esposizione internazionale ci sarà un padiglione ucraino, mentre sono stati avviati i lavori della piattaforma Planet Ukrain, dove raccogliere le idee e proposte che saranno al centro del Padiglione.
E poi ancora mostre e aste fotografiche, biglietti gratuiti, borse di studio e percorsi formativi. Il tutto a supporto di chi ha dovuto lasciare la propria casa, in fuga dall’orrore della guerra.







