Il primo test, se così si può chiamarlo, era avvenuto a Brescia, dove un Cristian Fracassi -ingegnere e titolare di un’azienda farmaceutica- aveva stampato in 3D centinaia di valvole per i macchinari della terapia intensiva. Un caso finito su tutti i media e che ha ovviamente fatto da apripista.
Anche a Pavia, infatti, si sta lavorando alla progettazione e produzione in 3D di raccordi e connettori per i reparti di terapia intensiva. 3D4MED, il laboratorio clinico di stampa 3D congiunto tra San Matteo e Università di Pavia, ed 3D@UniPV, il tema strategico sulla stampa 3D dell’ateneo pavese, sono scesi in campo per supportare l’azione dei medici e degli infermieri. Su richiesta dello stesso Policlinico i tecnici sono al lavoro per creare connettori per collegare i sistemi di ventilazione alle porte di evacuazione dei gas anestetici (così da ridurre la contaminazione biologica dell’ambiente) e altri strumenti da utilizzare per l’evacuazione dei gas respiratori e per l’alimentazione di ossigeno e aria compressa nei dispositivi CPAP.
Su richiesta dell’ASST di Monza si sta lavorando anche alla stampa 3D di sistemi Venturi per flussimetri doppi. L’attività, spiega una nota dell’Università di Pavia, si svolge grazie alla dedizione dell’ingegner Stefania Marconi del Dipartimento di Ingegneria Civile ed Architettura con il supporto di Gianluca Alaimo, Valeria Mauri, Erika Negrello e Alberto Cattenone.
L’ateneo è anche in contatto con Confindustria per una successiva produzione in serie dei componenti. Quello della stampa 3D è un altro grosso aiuto, insomma, che la tecnologia offre per far fronte all’emergenza.







