Eitan torna in Italia, finisce l’incubo per gli zii paterni

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Con il rientro di Eitan in Italia si chiude il cerchio su una vicenda durata più di due mesi. Era l’11 settembre scorso quando il nonno Shmuel Peleg, con l’aiuto di un conoscente, portava via il bambino dalla casa degli zii alla frazione Rotta di Travacò Siccomario, per tenerlo con sé in Israele. 83 giorni di angoscia per Aya Biran e Or Nirko, che hanno fatto di tutto per riportarlo qui, dove è cresciuto, e ci sono riusciti. Passando – a differenza del nonno – per le vie legali, coinvolgendo giudici e tribunali e ottenendo il diritto di poter crescere il bimbo in Italia.

In occasione del suo ritorno, venerdì sera, i legali della famiglia Biran hanno chiesto rispetto per la privacy di Eitan e degli zii. “Desideriamo che possa cessare il clamore mediatico” – si legge una nota diffusa nelle scorse ore. “La tutela della tranquillità di Eitan è ora responsabilità di tutti”. Un appello che i sindaci di Pavia e Travacò Siccomario hanno subito accolto.

Quello di Eitan, secondo la Procura di Pavia, è stato a tutti gli effetti un rapimento. Una tesi sposata anche dal giudice della Corte Suprema israeliana, che ha disposto il rientro del bambino in Italia, come previsto dalla convenzione sulla sottrazione dei minori dell’Aja. Nei confronti del nonno Shmuel Peleg e del suo complice, Gabriel Abutbul, sono stati emessi due mandati di arresto internazionali.