Stragi di mafia, Pavia dedica una piazza agli agenti di scorta a Falcone e Borsellino

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“Non solo nel capoluogo, la mafia è presente in mezza provincia di Pavia, persino nei piccoli paesi della Lomellina” – parole pesanti come macigni quelle pronunciate dal procuratore della Repubblica Mario Venditti il giorno del 29esimo anniversario della strage di via D’Amelio nella quale perse la vita il giudice Paolo Borsellino e 5 agenti della sua scorta. A loro, al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della sua scorta, morti neanche due mesi prima, sempre nel 1992, nella strage di Capaci, è stata dedicata la piazza antistante la Questura di Pavia. Nell’occasione è stata inoltre scoperta una targa commemorativa dedicata alle vittime delle stragi di mafia.

Quel summit, tenutosi il 31 ottobre del 2009, fu intercettato e permise agli inquirenti di stringere il cerchio dopo 6 anni di indagini, culminate l’anno successivo, nel mese di luglio, quanto con una serie di blitz che videro impegnato 2000 uomini delle forze dell’ordine finirono agli arresti più di più di 300 persone tra Lombardia e Calabria. Molte furono in seguito condannate per i reati di omicidio, traffico di droga, ostacolo del libero esercizio del voto, riciclaggio di denaro, corruzione, estorsione ed usura: tutti reati resi possibili dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, accusa comune a tutti gli imputati.

L’inchiesta, condotta in Lombardia dall’antimafia di Milano fece cadere il velo sull’infiltrazione capillare della ndrangheta calabrese anche in provincia di Pavia: erano stati arrestati Carlo Chiriaco, ex dirigente Asl, e Pino Neri, avvocato tributarista, poi condannati i n via definitiva a 12 e 18 anni di carcere che stanno scontando ai domiciliari. Chiriaco, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, secondo le accuse era stato una “cerniera” tra la criminalità organizzata e il mondo politico e ha favorito il radicamento della ‘ndrangheta mettendosi “a disposizione” dell’organizzazione criminosa.

Gli inchini nei paesi lomellini, gli arresti di qualche anno fa a Voghera, quando finirono in manette 8 affiliati alle cosche della piana di Gioia Tauro, che facevano affari in Oltrepò soprattutto con la droga, ma anche infiltrandosi nel tessuto economico imprenditoriale.