Venti minuti di tempo per recuperare più cose possibili. Documenti e fotografie, ma anche vestiti e oggetti che possono servire nell’immediato. I residenti della palazzina C di via De Motis sono tornati nelle loro case, a più di un mese di distanza da quella mattina del 24 febbraio, quando il cedimento delle fondamenta costrinse i vigili del fuoco ad evacuare tutto lo stabile. Una visita veloce, per consentire a tutti di prendere il necessario per trasferirsi.
Per i 9 nuclei familiari che abitavano qui sono già state trovate delle alternative. Le persone più anziane si trovano ora in casa di riposo e Aler metterà a disposizione alcuni immobili per gli altri, mentre gli studenti universitari che erano in affitto hanno già trovato un altro appartamento.
Tra i residenti quasi nessuno, però, ha voglia di parlare in una giornata come questa. Molti di loro sono ora costretti a cambiare letteralmente vita, lontani dalle loro case. Non è ancora chiaro quale sarà il destino del palazzo, ma appare difficile che possa partire un lavoro di consolidamento delle fondamenta in tempi brevi. A questo si aggiunge il capitolo monitoraggio: i rilievi del terreno sono sicuramente necessari, ma quasi tutti gli edifici attorno sono privati e spetterebbe ai residenti accordarsi per dividere le spese.
Il comune ha garantito assistenza per coordinare le operazioni con protezione civile e vigili del fuoco, ma non può intervenire direttamente su un palazzo che non è di proprietà dell’ente. Per gli inquilini un altro problema a cui pensare, in futuro. Ma per molti quella di oggi è stata -forse- una giornata di speranza e di sollievo. Un primo passo per ricostruirsi una vita lontano da via De Motis.







