Bandi più snelli, maggiore semplificazione amministrativa e tempi di pagamento della pubblica amministrazione certi. Questo il mantra che le imprese pavesi di ogni settore (e in generale quelle della Lombardia) recitano nel corso dei dibattiti con gli amministratori e con le associazioni di categoria, per sopravvivere e superare la crisi economica successiva al lockdown.
Dal metalmeccanico all’agricoltura, dall’edilizia al turismo fino alla ristorazione, quasi tutti i settori hanno visto cali del fatturato importanti. Ma se nel comparto edilizio il cannone fiscale sfoderato dallo Stato con “ecobonus” e “sismabonus” (agevolazioni fino al 110%) promette di aiutare il settore a ripartire (ma mancano tuttora i decreti attuativi, ndr), in altri settori non sono previste misure che sembrano in grado di invertire la rotta del declino. Nel settore turistico, almeno in provincia di Pavia dove gli operatori del settore alberghiero sono 119, il bonus vacanze da 500 euro, spendibile da luglio, non sembra aver modificato minimamente la situazione a livello di prenotazioni, a maggior ragione dopo le ingentissime perdite di mesi importanti come quelli primaverili per le aziende del settore del territorio.
La speranza sta anche nelle promesse di aiuti dall’Europa che con il Recovery Fund ha destinato all’Italia 172 dei 750 miliardi per aiutare le economie nazionali a risollevarsi. Insomma, le promesse in questi mesi sono state tante e altre continuano ad aggiungersene, ma resta una forte dose di scetticismo sul come e quando questi denari saranno messi a disposizione e come impatteranno sull’economia reale delle piccole e medie imprese dei territori.







