Di nuovo la polizia giudiziaria in azione negli uffici di Asm Voghera, come noto al centro di un’inchiesta legata a presunti concorsi truccati risalenti al 2019 nella società controllata Asm Vendita e Servizi, ma salita agli onori delle cronache anche per una serie di i rivelazioni clamorose da parte dell’attuale amministrazione contenute in un rapporto interno, meglio noto come “due dilingence” ribattezzata dallo stesso presidente Sergio Bariani “operazione verità”. Verità, per inciso, sull’operato della precedente dirigenza, nelle figure dell’ex presidente Delio Todeschini e dell’ex direttore generale Piero Mognaschi. Da quanto trapelato, al centro delle attenzioni degli inquirenti, ci sarebbero proprio i documenti relativi al dossier voluto dall’attuale Cda e affidato a due società di consulenza esterne.
In questo caso, sotto la lente del pm Paolo Mazza, sarebbe finita un’altra assunzione (dopo quelle contestate nella cosiddetta concorsopoli) indicata come sospetta dallo stesso dossier: quella di Elisa Gamalerio, la stessa ex collaboratrice di Vendita e Servizi che era stata (sembra volutamente, almeno così emergerebbe dalle intercettazioni della procura) esclusa dal famigerato e contestato concorso per assumere 13 impiegati, al centro della già nota inchiesta. Secondo le indiscrezioni trapelate, sembra che la stessa avesse poi fatto causa ad Asm Vendita e Servizi ottenendo un risarcimento di oltre 170mila euro, venendo poi assunta direttamente nella holding.
Insomma, un quadro intricato, nel quale ha provato a mettere ordine l’”operazione verità” voluta da Bariani e nel quale ora, anche la magistratura vuole vedere chiaro. Anche perché, oltre alle questioni delle assunzioni sul filo del rasoio, ci sono altre questioni portata alla luce nelle 200 pagine di indagine interna: l’acquisizione di un terreno accanto al centro multiraccolta che sarebbe dovuto servire a fare uno svincolo sulla tangenziale mai realizzato e il recesso anticipato dal contratto con la Alan per la gestione del biodigestore, altra faccenda che, secondo quanto emerso finora, sarebbe costata ad Asm milioni di euro. Un terzo fronte d’indagine riguarda poi i presunti favoritismi nel pagamento delle bollette: per i clienti “amici” che non pagavano insomma si sarebbe chiuso un occhio.







