Dazi Usa, le cantine in Oltrepò provano a giocare d’anticipo: ‘Ma si naviga a vista’

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Nel giorno in cui finalmente, i dazi commerciali annunciati da Donald Trump potrebbero essere svelati (la notizia è attesa nella tarda serata di mercoledì), cresce l’attesa per capire come e quanto impatteranno sull’economia reale ma, prima ancora, quale sarà la reale entità delle barriere economiche.

Se i dazi al 200% sembrano oggettivamente una “sparata” del Tycoon, l’estensione di quelli già decisi per le auto al 25% a tutto gli altri prodotti, compreso l’agroalimentare, sarebbero già di per sé una stangata clamorosa per l’economia: la Cna ha calcolato una possibile contrazione del Pil lombardo dello 0,3% quest’anno e dello 0,6% entro il 2027.

L’agroalimentare regionale, in cui sono compresi i vini della Valtellina e dell’Oltrepò, valgono oggi 1,18 miliardi all’anno di esportazioni e rischiano di uscire lentamente dal mercato a causa dei prezzi al consumo troppo alti. In assenza di certezze sul domani, nelle cantine dell’Oltrepò che hanno nel mercato statunitense il principale sbocco commerciale, non si perde tempo, rifornendo il più possibile i magazzini oltreoceano per ridurre l’impatto dei dazi.

Abbiamo incontrato Alberto Scarani, titolare di un’azienda vitivinicola a Cigognola che esporta negli Usa quasi tutta la produzione: Sangue di Giuda, Moscato e Pinot nero i vini oggi più richiesti.