Peste suina, veterinari lombardi sul piede di guerra: ‘Regione riconosca il lavoro straordinario in emergenza’

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Mentre la corsa della peste suina negli allevamenti del Nord Italia non accenna a rallentare, con nuovi casi di cinghiali positivi in provincia di Genova e un nuovo focolaio, il quinto in Piemonte, in un allevamento di maiali a Novara, anche i veterinari della Ats, in prima linea dall’inizio dell’emergenza, l’anno scorso, provano a far sentire la propria voce.

Nelle scorse ore la Federazione veterinari medici e dirigenti sanitari della Lombardia (che rappresenta 3/4 del totale dei professionisti), ha diffuso un comunicato in cui sottolinea l’interesse mediatico per numerosi attori coinvolti, come allevatori, polizia e forze dell’ordine, mentre non ci sarebbe “Nessun cenno al gravoso e difficile impegno aggiuntivo dei Veterinari Ufficiali delle Ats che stanno moltiplicando il lavoro per i controlli sanitari negli allevamenti e per l’estinzione dei focolai perché si tratta – scrivono i veterinari – prima di tutto di emergenza sanitaria, cui conseguono rilevanti ricadute economiche e sociali”.

Nella nostra regione, peraltro, notano ancora i professionisti, “sono presenti solo l’11% dei Veterinari del Servizio Sanitario Nazionale a fronte di filiere, come quella suina, che valgono il 40% di quelle nazionali e con un numero di focolai che sono già il doppio di quelli del 2023”. L’atto di accusa del sindacato è indirizzato ai vertici regionali: “La regione – scrivono – non ha ancora riconosciuto e valorizzato il gravoso lavoro aggiuntivo dell’estate 2023 (con 1.600 allevamenti controllati, con 10mila visite e 90mila controlli diagnostici effettuati in circa 90 giorni)”. Altre promesse sono arrivate in queste settimane, continuano, “Auspichiamo che abbiano miglior fortuna di quelle fatte per il 2023 che chiediamo vengano finalmente onorate”