Dovranno presentarsi in aula il prossimo 29 marzo i sette militanti antifascisti che la sera del 5 novembre del 2016 diedero vita a un presidio non autorizzato per protestare contro il corteo fascista organizzato in occasione della commemorazione del militante missino Emanuele Zilli. Quella sera i militanti della destra estrema avevano ottenuto da prefettura e questura l’autorizzazione a svolgere un corteo che, da piazza Italia, attraversasse tutto il centro per raggiungere via Scapolla, dove venne trovato in fin di vita Zilli, negli anni Settanta. Gli antifascisti – e anche alcuni amministratori comunali – diedero quindi vita a un presidio non autorizzato che si svolse in fondo a Strada Nuova.
I militanti antifascisti a processo
Quando le forze dell’ordine, in assetto antisommossa, videro che i due schieramenti erano a poca distanza, fecero partire alcune cariche, manganellando i manifestanti. Per quell’episodio erano state in realtà denunciate 30 persone, ma nel frattempo, la posizione di 23 di loro è stata archiviata. I sette militanti antifascisti rimasti, in realtà, si sono già visti recapitare un decreto penale di condanna a pene pecuniarie comprese tra i 600 e i 1100 euro, per reati che vanno, a vario titolo, dall’oltraggio a pubblico ufficiale alla violazione di articoli del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Ma poiché tutti e sette ritengono ingiusta la condanna e sono sicuri di riuscire a dimostrare la propria estraneità ai fatti, hanno deciso, tramite i rispettivi avvocati, di fare opposizione al decreto penale di condanna. Per questo motivo i sette andranno ora a processo e cercheranno di spiegare le loro ragioni di fronte al giudice.






